La mossa della segretaria del Pd Schlein sull’energia sembra ridefinire la posizione strategica del suo partito. Eletta segretaria con la promessa di spostare a sinistra il baricentro del Pd, la sua decisione di proporre un dialogo tra opposizione e maggioranza sull’energia, il tema forse più urgente e complesso del momento, sembra segnare l’avvio di una fase che si discosta dalla sua biografia politica radicale. Innanzi tutto la mossa della Schlein richiama la regola aurea delle democrazie mature: di fronte a un rischio (economico in questo caso) serio per il Paese, le forze politiche dovrebbero dialogare per affrontarlo. Soprattutto in questa occasione la segretaria Pd sembra richiamare il realismo politico, vale a dire un approccio pragmatico orientato alle questioni concrete, che dà priorità ai risultati, prevede una disponibilità al compromesso con gli avversari politici, pone attenzione ai vincoli (risorse, rapporti di forza, istituzioni, opinione pubblica). Un atteggiamento che non è estraneo alla cultura di governo del Pd, ma che la segretaria sembrava porre in secondo piano per valorizzare una maggiore coerenza ideologica di sinistra. La mossa della Schlein ristabilisce la centralità degli interessi dei cittadini e delle imprese rispetto alla logica degli schieramenti e degli interessi dei partiti, che invece la Meloni ha spesso privilegiato.
Tuttavia c’è una motivazione interna al centrosinistra dietro questa decisione: la Schlein ha subito per lungo tempo l’iniziativa di Giuseppe Conte e del M5S. In questo modo punta a riconquistare una centralità, nella competizione per la leadership, che la sua pazienza unitaria stava logorando. Con questa proposta la Schlein accetta la sfida per la leadership, compie una mossa riconoscibile, rafforza la sua immagine di candidata premier. E si differenzia dal competitore, Giuseppe Conte, che ha aderito senza indugi al ruolo di leader della sinistra pura e dura contro la destra e contro il riarmo. La differenziazione della Schlein sul piano progettuale è chiara: pone il bene comune del Paese al di sopra degli interessi di parte su un tema concreto, che pesa sui bilanci familiari e aziendali. L’apertura al confronto con la destra sembra indicare la via di una de-radicalizzazione del centrosinistra. Ma seguendo questa linea la Schlein si discosta dalla sua immagine passata e recupera il realismo politico. Un primo risultato l’ha ottenuto: la sua è sembrata una ri-discesa in campo per vincere primarie ed elezioni, riappropriandosi di un potere di orientamento, che le sembrava sfuggire. Un potere riconosciuto ai moderni leader mediatizzati. Ma in un paese polarizzato funziona l’evocazione del realismo? La risposta del competitor Conte non si è fatta attendere: ha enfatizzato la radicalizzazione su questioni fondamentali come la politica estera, il riarmo, il dialogo con la destra. Con toni diversi lo stesso hanno fatto Bonelli e Fratoianni di Avs. Conte e la sinistra radicale si contrappongono alla Schlein, ma non si limitano a registrare un dissenso politico nel “campo largo”, latente da tempo. Essi tendono a ridimensionare la legittimità della segretaria del Pd, sia pure evitando rotture, e a trasportare il dissidio dal terreno politico a quello etico: con la destra (sottinteso: postfascista) non si può discutere. L’alleanza a sinistra potrebbe scoprire che la convivenza è posta sotto pressione anche da opzioni etiche differenti. Si può dire che per la sinistra radicale esiste una opzione etica e politica ben precisa: quella rappresentata da loro, che diventa un’identità vincolante. La conseguenza è che o il Pd l’accetta o la convivenza si complica. Del resto la polarizzazione della società apre una contraddizione con il realismo, rende meno coinvolgente e meno attraente la sua logica. Il compromesso democratico diventa un patto con il nemico. L’avversario si trasforma in una minaccia esistenziale, non è un interlocutore legittimato. La Schlein sembra allontanarsi da questa logica polarizzante, Conte l’ha fatta sua. Ma la dinamica polarizzazione contro realismo potrebbe costringere la segretaria Pd a irrigidirsi, a ritornare sui suoi passi.
Come interpretare allora il gesto che richiama in servizio il realismo politico al tempo della polarizzazione? Occorre capire se la mossa della segretaria indica una moderazione ideologica o tattica. La moderazione ideologica avviene quando si rivedono le posizioni originarie e si può parlare di vera moderazione. Ma se si tratta di una moderazione circoscritta, reversibile, quindi tattica, allora non si ridefinisce il profilo politico del Pd. Non si rimettono in discussione gli obiettivi di sinistra. Vale a dire la Schlein appare moderata, disponibile al confronto, ma sui mezzi, non sui fini. Il seguito della mossa chiarirà le intenzioni della Segretaria. Ma se fosse moderazione tattica, la dialettica accesa nel centrosinistra apparirebbe strumentale: entrambi i contendenti saprebbero che i fini restano ideologici, ma agiscono come se non lo sapessero, perché questo impone la gara per la leadership. E a destra quali effetti potrebbe innescare la mossa della segretaria Pd? Intanto la proposta della Schlein apre dei problemi a una maggioranza che si muove in disordine di fronte alla concorrenza di Vannacci. L’oppositore forse più instancabile della Meloni, Matteo Renzi, ricorda continuamente che la leader di FdI tradisce tutte le promesse fatte in campagna elettorale. Ma la raffica di smentite osservata dal lato del realismo, potrebbe far pensare che la premier giunta a Palazzo Chigi, abbia adottato una posizione più pragmatica, perché si è dovuta rendere conto che le sue tesi erano poco praticabili, inefficaci o persino dannose. Si potrebbe parlare di un apprendimento cognitivo da parte della premier, che ha compreso che in un mondo economico, sociale, geopolitico, sempre più complesso, non si può governare secondo principi normativi e ideologici. Quando le variabili in gioco si moltiplicano e sono tra loro interconnesse, una risposta ideologica rischia di non funzionare. A tratti la Meloni sembra accreditare l’immagine di sé moderata. Ma vale per la premier quello che vale per la Schlein: è moderazione ideologica o tattica? Incalzata dalla concorrenza di Vannacci, che ripete molte delle cose che diceva lei, è difficile immaginare che non sia una moderazione tattica, cioè sui mezzi e non sui fini. Per di più attuata solo quando conviene. La mossa della Schlein scopre il suo gioco: la costringe a prendere posizione, probabilmente a rifiutare l’offerta, ma di fatto a riconoscere che la Schlein ha sollevato un tema giusto, sentito da cittadini e imprese, e a mostrare che la premier si ritira da un’azione per il Paese che i cittadini apprezzerebbero. La mossa della Schlein, quindi, è insidiosa per la Meloni. Ma lei impersona la destra populista estranea al realismo. Resiste, quindi, l’impressione che sia a sinistra sia a destra si metta in scena il fantasma del realismo per creare difficoltà agli avversari interni ed esterni. Quello della Meloni sembra mimetismo non realismo. La Schlein non ha sbagliato a rendere trasparente il gioco della premier. Ma i leader del centrosinistra sono anch’essi invischiati nella tattica. La campagna elettorale è iniziata con il “regalo” del bollo auto. Domina la politica performativa, in cui sono determinanti emozioni, simboli, identità, spettacolo. Ora debutta il realismo. Ma per ora rimane attore nello spettacolo della politica performativa.
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