Di Questi Tempi

Politica società e digitale di Sergio Baraldi


Gli 80 anni di un giornale speciale: l’Alto Adige

In questi giorni a Bolzano sono stati festeggiati gli 80 anni dalla fondazione del quotidiano Alto Adige, che ho avuto l’onore di dirigere quando era di proprietà del gruppo Repubblica-L’Espresso. Il suo nuovo editore Michail Ebner mi ha gentilmente invitato alla cerimonia come ex direttore. Mi avrebbe fatto molto piacere partecipare, salutare il giovane direttore Mirko Marchiodi e tutta la redazione, della quale conservo un bel ricordo, ma alcuni seri problemi a Roma mi hanno impedito di presenziare. Tuttavia vorrei proporre un piccolo contributo per riflettere sul fatto che gli 80 anni dell’Alto Adige segnano una vicenda giornalistica e storica speciale, che non ha eguali in Italia.

  L’Alto Adige è il quotidiano della popolazione di lingua italiana in una provincia autonoma in cui la maggioranza dei cittadini è di lingua tedesca e ha il suo quotidiano di riferimento nel “Dolomiten”. L’editore del Dolimiten, quotidiano della maggioranza, è Michail Ebner. Il ruolo dell’Alto Adige è sempre stato delicato: è il quotidiano italiano, specchio e rappresentante della identità italiana, nello stesso tempo è il giornale della minoranza linguistica. Adesso l’editore del quotidiano tedesco di maggioranza è diventato l’editore anche del giornale di minoranza. È un monopolio probabilmente unico in Europa: la maggioranza pubblica la minoranza. Si tratta di una anomalia, che richiede intelligenza e sensibilità sociale nella sua gestione. A suo tempo ho avuto occasione di conoscere Ebner: è un imprenditore intelligente, persona affabile, gradevole, determinata. Il Dolomiten si può forse definire come lo schermo e il filtro  in cui si identifica la maggioranza tedesca. Fino a poco tempo fa il direttore del Dolomiten era il fratello, Toni Ebner. Oggi il nuovo direttore è Elmar Pichler Rolle, ex-segretario provinciale della Svp, il partito sudtirolese di lingua tedesca che governa. Una persona degna, ma la cui carriera è profondamente legata alla maggioranza politica che dirige il Sudtirolo. Il territorio dell’Alto Adige in passato ha vissuto non pochi conflitti, ha vissuto persino violenze, che hanno radicato fratture tra le due componenti etniche, in parte riassorbite grazie al benessere diffuso, ma mai superate. La divisione tra tedeschi e italiani resta visibile. Ci sono ancora scuole divise: chi è tedesco segue un percorso scolastico tedesco, chi è italiano uno diverso. Non si tratta solo di culture che restano separate. Il fatto è che se i giovani crescono con un muro che li divide dagli altri, possono essere portati a interiorizzare questa separazione, a considerarla normale. E a perpetuare l’idea di una divergenza permanente tra le due identità. La coabitazione è meno percorsa da tensioni,  i due mondi convivono, ma faticano a capirsi, a parlarsi. 

 In questo quadro il compito dell’editore Ebner è molto delicato. Come tutti gli editori deve garantire la libertà dei suoi giornali. Ma in realtà Ebner deve garantire due libertà: quella del giornale tedesco, che appartiene alla sua cultura e alla sua famiglia; quella del giornale italiano che ha acquistato, che non gli appartiene in modo naturale. Per di più si tratta di due libertà differenti e diseguali. Il Dolomiten, riprendendo Norberto Bobbio, interpreta una libertà positiva, la libertà dei sudtirolesi di assumere decisioni, di orientare la propria volontà verso uno scopo. È una libertà che declina l’autodeterminazione della maggioranza locale, che assume la forma di una crescente autonomia. È una “libertà di”. Il Dolomiten ha la funzione di consolidare il consenso, la coesione attorno a questo autonomia e alla Svp tedesca che governa. Esercita una funzione legittimante. L’Alto Adige, invece, racconta una comunità in cui prevale la libertà negativa, la ricerca di una assenza di impedimenti o di costrizioni da parte della maggioranza. È una “libertà da”, che evoca la subalternità di una minoranza che subisce le scelte di altri.  Il giornale italiano dovrebbe raccogliere, rappresentare i bisogni, le domande, le idee della minoranza, difenderla dalle ingerenze, esprimere il suo dissenso. E sostenere la sua partecipazione alla vita pubblica. Del resto il presidente della Repubblica Mattarella, nel suo messaggio per l’anniversario del giornale, rammenta non a caso che una democrazia è tale se tutela la minoranza. L’intreccio è però più complesso se vissuto sul territorio. I sudtirolesi, a loro volta, si sentono a ragione una minoranza in Italia, anche se sono la maggioranza locale. Gli italiani fanno parte della maggioranza nazionale, ma sono una minoranza locale. Trovare un equilibrio in questo intreccio non è semplice in una provincia che gode di una larga autonomia, che potrebbe essere rafforzata non si sa bene come. Questa concatenazione crea l’anomalia che l’editore Ebner, il  direttore Marchiodi, la redazione dell’Alto Adige, sono chiamati a gestire.

 I giornali non solo consentono ai cittadini la conoscenza della società, ma soprattutto legittimano le relazioni sociali che descrivono e sulle quali riflettono. La questione che affrontano si potrebbe definire un problema di egemonia. L’egemonia è un insieme di idee, credenze, opinioni dominanti, in modo tale da far sembrare naturale l’assetto di potere che vige. Si tratta del consenso spontaneo dato dai cittadini all’indirizzo impresso alla società dal gruppo dominante di lingua tedesca. La posizione dominante suscita prestigio, fiducia. E si trasforma in senso comune. Per quanto le istituzioni svolgano un ruolo nel disciplinare la società, a essere responsabile dell’egemonia è soprattutto la società civile, che produce quel consenso come risultato di un continuo patteggiamento tra i diversi attori. I luoghi in cui il consenso può essere discusso e plasmato, sono soprattutto i media. Si comprende, quindi, il difficile compito del quotidiano Alto Adige: se l’ideologia dominante della popolazione tedesca viene percepita come un consenso maggioritario e indiscusso, il giornale deve essere capace di elaborare un incorniciamento (frame) della realtà sociale dalla parte della minoranza. Occorre assicurare il dialogo con la maggioranza  tedesca, ma anche la critica e la difesa dei diritti, degli interessi italiani. L’editore è chiamato a garantire la libertà di poterlo fare anche se, nello stesso tempo, è l’editore della maggioranza tedesca. Il rischio è di neutralizzare le differenze che ci sono, le ineguaglianze anche di potere tra le due comunità, i potenziali dissensi. Questa neutralizzazione rappresenta un pericolo per l’informazione, che potrebbe finire per svolgere quella che Merton definì una “funzione narcotizzante”. Invece di costruire un cambiamento basato sul reciproco riconoscimento e sull’idea che l’autonomia appartiene ad entrambe le comunità, si conserva un assetto che non fa progredire né i rapporti di forza né i rapporti etnici e culturali. Non a caso il Sudtirolo è una società che, vista da lontano, è ricca ma cambia poco. Ha un quadro politico mutato, ma la rete di interessi resta salda, identica. Mentre il territorio dell’Alto Adige potrebbe offrire all’Europa un esempio di convivenza, di rispetto reciproco, di differenze che non vogliono annullarsi, ma che solidarizzano e collaborano per un bene comune. L’editore Ebner ha utilizzato una bella immagine per indicare la via d’uscita dal possibile stallo: occorre costruire ponti.

 Non c’è dubbio che questa disponibilità può essere d’aiuto. Ma può bastare se l’egemonia tedesca è diventata un senso comune? Il filosofo Louis Althusser ha osservato che l’ ideologia è radicata nell’immaginario. È la rappresentazione del rapporto immaginario degli individui con le proprie condizioni di esistenza. Esso produce pratiche, abiti mentali, che orientano le persone. È come gli individui immaginano i rapporti reali nei quali vivono. L’interpretazione della realtà sociale, dunque, è decisiva. La decodifica del significato dell’identità collettiva è preziosa. Non avviene solo sui media. In prima linea ci sono anche le istituzioni educative, quelle politiche, le associazioni civili. I modelli di società, di interazione tra italiani e tedeschi sono la base di una esperienza relazionale che il giornale locale riflette e rielabora. L’obiettivo non facile è costruire un senso al vivere insieme tra diversi, aiutare i cittadini a immaginare in modo nuovo i rapporti nei quali sono immersi. È l’ambizione che auguro di avere ai bravi colleghi dell’Alto Adige. Che bella avventura attende il mio ex giornale: gli 80 anni sono solo l’inizio.          



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